cinema

L’assoluto presente

2017

"Mi incuriosiscono le persone come te: dure, all'apparenza impenetrabili ma anche molto fragili sotto questo strato di durezza."

Anno
2017
Genere
Thriller
Regia
Fabio Martina
Con
Yuri Casagrande Conti, Gil Giuliani, Claudia Veronesi, Francesca Tripaldi, Federica Fracassi
Sceneggiatura
Fabio Martina, Massimo Donati, Alessandro Leone
Produzione
Fabio Martina per Circonvalla Film
Fotografia
Giorgio Carella, Roberto Muratori
Montaggio
Dario Piombo
Musiche
Silvia Furlani
Scenografia
Alessandra Rosso

Milano oggi. Tre ragazzi, Cosimo, Riccardino e Giovanni a bordo di un Suv aggrediscono a calci di notte un giocoliere di strada che sta rientrando a casa e lo lasciano in gravi condizioni sul terreno. Da quel momento seguiamo ciò che è accaduto prima e dopo l’aggressione.
Fabio Martina, con la collaborazione per la sceneggiatura di Massimo Donati e Alessandro Leone, offre allo spettatore uno sguardo raggelato (ma proprio per questo tagliente) su Milano e su uno spaccato di gioventù che certo non intende rappresentare ‘i giovani’ nella loro totalità ma che non si ritrae neppure dalla constatazione anche di questo tipo di realtà. La cronaca si incarica spesso di darcene conto ma il cinema, se ben scritto, diretto e recitato può fornirci un impatto molto più forte.

Vedere L’assoluto presente è come osservare “La lezione di anatomia” di Rembrandt perché viene messo a nudo ciò che la nostra società tende a occultare e che si manifesta spesso in quelle interviste da TG in cui gli autori di crimini efferati vengono descritti come persone ‘normali’ da chi li ha conosciuti in precedenza.

Cosimo, Riccardino e Giovanni sono infatti ‘normali’ per chi vuole evitare di vedere e si limita a guardare. Lo sono in quella noia interiore e profonda che li avvolge come accadeva un tempo a Milano con la nebbia. Una coltre spessa e impalpabile che penetra nell’intimo e spinge ad andare ‘oltre’, a superare il limite per compiere un gesto che per pochi istanti faccia sentire ‘vivo’ chi è già morto dentro. È interessante il modo in cui viene descritta la quotidianità dei tre e la loro reazione a quanto compiuto.

Vengono alla mente dei classici come Germania Anno Zero o opere più recenti come I nostri ragazzi ma qui l’originalità sta nello sguardo e nell’utilizzo di una Milano liberata dagli stereotipi e restituitaci nella sua distanza. La metropoli finisce con il lasciare totalmente soli questi ragazzi e lo fa attraverso figure genitoriali che o hanno abdicato al ruolo o si presentano come cattivi maestri. Bebo Storti, nella sua breve ma efficacissima presenza sullo schermo, ne riassume tutto il peggio con estrema aderenza al vero. Bene fa il trailer del film ad evocare il clima e la tensione non raccontando però nulla della vicenda perché questa giornata di compleanno (quello di Cosimo che ha ricevuto in regalo il Suv) va spenta candelina dopo candelina per apprezzarne il senso complessivo.